Pantano, la denuncia dei residenti: “a due anni dall’alluvione è tutto fermo a quel maledetto giorno”

0
alluvione

Ad un mese dal secondo anniversario dell’alluvione che colpì il Sannio il 15 ottobre 2015, in contrada Pantano (BN) è tutto fermo a quel maledetto giorno. “La burocrazia sta facendo più danni dell’alluvione e, quando piove, la notte non si dorme” denunciano i residenti.

E’ davvero tutto fermo a quel maledetto giorno a Pantano. I televisori, le scarpe, gli elettrodomestici, le stampanti ancora cariche di fogli e gli utensili ancora infangati sono come pezzi di un museo del tragico ma la vera tragedia sta nelle serre ancora distrutte ed incolte, negli attrezzi agricoli inutilizzabili e, sopratutto, nell’alveo del fiume ancora non ripulito. Ieri, in occasione del “Caffè degli alluvionati”, una chiacchierata informale tra giornalisti e residenti, è emerso un quadro dell’attuale situazione di Pantano che nessuno avrebbe mai voluto ascoltare. “Quando piove qui non si dorme, tutti abbiamo paura e quando pochi giorni fa c’è stata l’allerta arancione per il maltempo siamo stati tutti molto preoccupati” ha spiegato un agricoltore di Pantano che ha poi aggiunto “coltivo ancora ortaggi e grano ma non ho ricevuto nessun aiuto dalle istituzioni, mi sono dovuto rimboccare le maniche per tornare a vivere”. 

Rabbia, voglia di giustizia, paura e sfiducia nelle istituzioni è quanto emerge, principalmente, dalle varie dichiarazioni dei residenti che si sentono abbandonati da tutto e da tutti. Un ex imprenditore del luogo ha affermato: “Il problema esiste ancora e più andiamo avanti senza intervenire, più si rischia. Quando piove l’acqua fuoriesce a causa del livello altissimo del fiume. C’è bisogno di una pulizia dell’alveo dagli alberi per far defluire correttamente l’acqua”.

“Guardando alcune foto storiche della nostra città ho notato che il problema dell’incuria non è un problema che è sempre esistito, infatti nelle foto di Ponte Vanvitelli si nota addirittura la presenza di spiaggette per poter fare il bagno. Il vero problema è che adesso invece si gioca a fare lo scaricabarile per cui la Regione scarica la colpa alla Provincia e la Provincia all’amministrazione comunale e noi qui siamo completamente abbandonati e in serio pericolo. La burocrazia ci sta creando più danni dell’alluvione” ha aggiunto un residente.

Il dibattito si è acceso quando alcuni rappresentanti dell’associazione ambientalista LIPU, hanno replicato alla volontà da parte di alcuni residenti di rimuovere totalmente la vegetazione. La LIPU sostiene che si debba fare una selezione della vegetazione da eliminare per evitare di andare a smuovere alcuni equilibri biologici creatisi all’interno della vegetazione fluviale. Inoltre la LIPU ha sottolineato come in realtà l’area di Pantano sia una golena con funzione di invaso d’emergenza che serve quindi a diluire la piena e ridurre rischi idrogeologici e non una zona dove poter vivere o costruire. La risposta dei residenti non si è fatta attendere: “La vostra campagna a favore della selezione vegetativa ci mette in pericolo. Abbiamo fior di permessi per costruire ma se le istituzioni ci aiutano noi siamo comunque pronti ad andare via”.

Il contrasto residenti-LIPU ha fatto emergere lati controversi ed ha sollevato quesiti importanti rimasti senza risposta non da due anni ma da almeno 50: perché, da chi di dovere, sono stati rilasciati permessi di costruzione anche per luoghi in cui non si poteva costruire ? E perché, creato il problema, chi di dovere non cerca di risolverlo in nessun modo, né mettendo in sicurezza la zona, né mettendo i cittadini nelle condizioni di lasciarla ?

Intanto la macchina della burocrazia continua a danneggiare le zone martoriate e lo Stato (non si è ben capito se nelle vesti di Regione, Provincia o Comune) assiste da lontano ad un problema che ora si è ridotto ad uno scontro tra poveri cristi: ambientalisti-residenti; una guerra civile in cui non si può stabilire di chi sia la ragione perché entrambi hanno effettivamente ragione. E se è vero che in una guerra tra ricchi a perdere sono i poveri, certamente non si può fare il ragionamento inverso perché in una guerra tra poveri perdono solo e sempre i poveri.