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E’ morto Zygmunt Bauman. Quasi un anno fa l’incontro a Benevento

Muore oggi, all’età di 91 anni, uno dei massimi intellettuali contemporanei, Zygmunt Bauman, colui che trattò in termini di liquidità il “postmodernismo”.

Tema largamente dibattuto nel Novecento e oltre, è il “postmodernismo”, concetto assunto come definizione generale della nostra età. La realtà postmoderna ha insidiato in sé un orientamento esclusivamente incoerente, frantumato, non dominabile.

Si afferma la fine della storia, l’immobilità del reale, una società dai contorni labili, in cui si è o consumatori o inesistenti.

Ed è proprio qui che si scorgono rami di pensiero di Zygmunt Bauman, noto filosofo polacco e sociologo, morto oggi 9 gennaio 2017, nato a Poznan in Polonia nel 1925 da genitori ebrei. Dopo la seconda guerra mondiale, iniziò a studiare sociologia all’Università di Varsavia, e collaborò con varie riviste, tra cui “La Sociologia di tutti i giorni” del ’64.

Inizialmente fu  vicino al marxismo-lenismo, per avvicinarsi successivamente agli orientamenti di Gramsci e Simmel. Marzo 1968, ripresa dell’antisemitismo, ciò spinse molti ebrei a emigrare all’estero, tra cui lo stesso Bauman, che aveva perso la sua cattedra all’Università di Varsavia. Inizialmente emigrò in Israele, per insegnare all’Università di Tel Aviv; poi accettò la cattedra di sociologia all’Università di Leeds, luogo in cui è morto all’età di 91 anni. Fu anche ospite al Primo e Secondo festival filosofico del Sannio  (“Stregati da Sophia”) rispettivamente l’11 marzo 2015 e il 24 febbraio 2016, notevole anche la sua attività di divulgatore scientifico, impegnato a coinvolgere scuole secondarie beneventane,  con un efficace confronto e chiarezza oratoria.

Zygmunt Bauman ha spiegato la “postmodernità” in termini di “società liquida”: l’incertezza dell’uomo del movimento storico in cui si trova, deriva dalla trasformazione dello stesso contesto e dei suoi protagonisti sempre più rarefatti, sempre più consumatori (il sistema della produzione e del consumo si basavano su uno “spreco pianificato”, si era soliti spingere l’ente a comperare non più l’essenziale, ma l’inutile, cose non necessarie).

Per cui è inevitabile incappare nel concetto di “consumismo” o “globalizzazione”, tant’è che intellettuali come Pasolini evidenziarono il conseguente soffocamento dell’individualità, un’alienazione estrema della persona negli oggetti, l’identificazione dell’uomo in merce.

Tutto ciò sfocia in una omologazione sempre più incessante, in una esclusione sociale, a detta di Bauman, non più basata sul “non poter comprare l’essenziale”, ma sul “non poter comprare per sentirsi parte della modernità”.

L’inclusione, dunque, diventa solo consumo, una “vita liquida” assolutamente frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo, della massa, per non essere e non sentirsi escluso, quindi, non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore.

“Nel mondo liquido-moderno la solidità delle cose, così come la solidità dei rapporti umani, tende a essere considerata male, come una minaccia: dopotutto, qualsiasi giuramento di fedeltà e ogni impegno a lungo termine (per non parlare di quelli a tempo indeterminato) sembrano annunciare un futuro aggravato da obblighi che limitano la libertà di movimento, e riducono la capacità di accettare le opportunità nuove e ancora sconosciute che (inevitabilmente) si presenteranno.

La prospettiva di trovarsi invischiati, per l’intera durata della vita, in qualcosa o in rapporto non rinegoziabile, ci appare decisamente ripugnante e spaventosa”. (da “Cose che abbiamo in comune: 44 lettere dal mondo liquido” di Bauman).



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About Giorgia Zoino

Giorgia Zoino
Nata a Benevento il 10/08/1995. Frequenta la facoltà di Lettere Moderne presso l'Università Federico II di Napoli.

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