Teatro Romano: quando la bellezza vince il tempo…

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L’arrivo della primavera è un’ottima occasione per uscire e andare alla scoperta delle bellezze della nostra città. Quest’oggi BeneventoZON vi porterà a spasso nel magnifico Teatro Romano.

ANFITEATRO ROMANO: SPAZIO STORICO DI UN MONUMENTO ESEMPLARE (a cura di Giorgia Zoino)

Il Teatro Romano di Benevento (anfiteatro), monumento identitario della città, fu costruito nel II sec. e inaugurato dall’imperatore Adriano nel 126 d.C.  – un’epigrafe sul pulpitum (‘impalcatura’, ‘piattaforma’) si riferisce all’istituzione di Adriano della carica di curator (figura promossa da Ottaviano Augusto, si occupa di particolari incarichi pubblici) della struttura – probabilmente più avanti, sotto la dinastia dei Severi, con Caracalla (figlio di Settimio Severo) fu ampliato tra il 200 e il 210 d.C..

Si suppone sia costruito su un’altra struttura, sicché sono stati – recentemente – ritrovati altri resti sepolti da un’alluvione avvenuta nel I sec. d.C.. Il teatro si erge nelle vicinanze del cardo maximus (via che correva la direzione nord-sud nelle città romane, polo principale dell’urbanistica cittadina), tra Port’Arsa e il Duomo.

L’anfiteatro fu recuperato dall’archeologo, architetto, scrittore e politico Almerico Meomartini, sindaco di Benevento all’inizio del ‘900, il quale dal 1890 finanziò gli scavi e l’abbattimento delle abitazioni su costruite. Il restauro partì effettivamente dal 1923, interrotto a causa del terremoto del 1930, riprese nel 1934.

L’anfiteatro fu inaugurato ufficialmente solo nel 1957.

GRANDIOSO E PERFETTO: TRACCIA DESCRITTIVA DI UN TEATRO IMPERIALE (a cura di Mario Martino)

Essendo stato costruito in epoca romana, sotto l’imperatore Adriano, la pianta del teatro risponde ai canoni architettonici dell’età imperiale: perfezione geometrica e grandiosità. Infatti la pianta del teatro è semicircolare e presenta dimensioni davvero grandiose, il diametro è infatti di 90 m e originariamente aveva una capienza di 15 mila persone.

Le 25 arcate esterne sono articolate su tre ordini. Oggi sono visibili sono le arcate del primo ordine che a loro volta sono inquadrate da colonne con capitelli tuscanici.

La cavea, ovvero l’insieme delle gradinate di un anfiteatro o di un teatro, si è conservata in buona parte. Sotto la cavea i corridoi e le scale d’accesso sono collegati e fungono da cassa armonica.

La scena (luogo collocato di fronte alla cavea in cui si svolge un evento spettacolare) risponde anch’essa ai canoni di grandiosità imperiale. Infatti è molto ampia e presenta resti di tre porte monumentali che probabilmente davano accesso all’orchestra; ai suoi lati vi sono i resti dei parodoi che servivano a collegare l’orchestra con l’esterno del teatro. In particolare la sala a destra conserva il pavimento in mosaico e le pareti marmoree policrome (come forse in origine doveva essere rivestita gran parte del teatro).

La particolarità del teatro è che presenta un’acustica eccellente. Se a ciò aggiungiamo che è ancora totalmente agibile comprendiamo la grandezza ed il valore di questa architettura che è ancora oggi usata nella sua funzione originaria.