ASD Atletico Brigante, una storia di calcio popolare



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Atletico Brigante

In campo contro il razzismo e le discriminazioni sociali. Questo il messaggio dell’Atletico Brigante che oggi ha giocato la sua terza partita del Campionato provinciale

Una squadra di calcio come simbolo di unione e integrazione. Un’idea straordinaria diventata realtà e scaturita dalla passione e dall’ostinazione di un piccolo gruppo di amici. È nato così l’ASD Atletico Brigante che, nel panorama sportivo sannita, è il primo progetto di calcio popolare, animato da un sentimento di repulsione e indignazione nei confronti del sistema calcistico tradizionale che basa la sua ragion d’essere unicamente sul profitto.

Atletico BriganteIscritti al Campionato provinciale Figc di Terza Categoria e inseriti nel girone B del Fortore, gli ‘undici briganti’ questa mattina sono scesi in campo per la terza volta. A partire dalle ore 11.00, i gialloneri hanno incontrato, al “Mellusi” di via Nicola Calandra, l’Atletico Benevento. Per tutta la partita i giocatori delle due squadre avversarie hanno corso, sudato, faticato, hanno incassato colpi e hanno tentato di restituirli, concludendo i canonici novanta minuti con un risultato favorevole alla squadra di casa: 2 a 0 per l’Atletico Benevento.

“Il risultato della partita non conta – ci spiegano gli organizzatori dell’Atletico Brigante -. Siamo nel campionato e vogliamo vincere. Questo non possiamo negarlo. Ma sentiamo che vincere significa soprattutto riuscire a diffondere quei valori che sono alla base del nostro progetto. Puntiamo ad affermare in campo, come nella militanza di tutti i giorni, temi come l’antirazzismo, l’antifascismo, l’antisessismo. Per noi lo sport è aggregazione, fratellanza, uguaglianza”.

Atletico BriganteL’Atletico Brigante, che “per mancanza di strutture fruibili gratuitamente nella città di Benevento” si allena e gioca tutte le partite casalinghe al campo comunale di Pago Veiano, vuole segnare i suoi goal più belli per la libertà e contro quelle forme di discriminazione “derivanti da un sistema economico iniquo e oppressore delle classi sociali più deboli”.

Per tutti questi motivi nel corso del cosiddetto ‘terzo tempo’, i ‘briganti’ hanno srotolato uno striscione su cui campeggiava la scritta “No Racism”. E la lotta al razzismo nell’Atletico Brigante ha il volto di alcuni giovani migranti che, seduti sugli spalti, attendono che la burocrazia faccia il suo corso e conceda loro quei permessi di cui hanno bisogno per giocare la loro prima partita. Proprio come Henry, il giovane giocatore ghanese, il quale, entrato in campo nel corso del secondo tempo, ha scatenato gli applausi della tifoseria che, instancabilmente, durante tutta la partita ha intonato innumerevoli cori.  “Ci devi credere”, gridavano corali i tifosi dell’Atletico Brigante. E ancora: “finché vivrò io sarò antirazzista, io sarò antifascista, e col Brigante lotterò”. Poi, giocatori e simpatizzanti, sono andati tutti al Centro Sociale Depistaggio, dove gli organizzatori hanno preparato un pranzo sociale per sostenere la squadra e il progetto di calcio popolare.

Atletico Brigante“L’Atletico Brigante è una squadra autofinanziata. Ma la stagione del Campionato è lunga e impegnativa, e per questo motivo abbiamo bisogno del contributo di tutti”, ci dicono gli organizzatori, che inoltre tengono precisare come nell’Atletico Brigante non esista una struttura verticistica. “Sebbene per motivi burocratici siamo stati costretti ad assegnare delle cariche dirigenziali, siamo tutti parte di un progetto collettivo, giocatori e sostenitori hanno tutti le stesse possibilità di partecipare alle iniziative e di definire percorsi da costruire”.

E così i ‘briganti’, al termine della partita, hanno attraversato le strade della città sventolando bandiere dai colori sgargianti, illuminate dal timido sole autunnale di questa domenica memorabile. Camminavano e cantavano insieme, e con Carmelo Imbriani nel cuore, il giocatore beneventano scomparso prematuramente, che l’Atletico Brigante ha voluto ricordare imprimendo su quello striscione, orgogliosamente esibito nel corso del terzo tempo, la dicitura #imbrianinonmollare.

È in corso, infatti, un progetto che si propone di trasmettere nel mondo il messaggio di onestà sportiva e di antirazzismo che ha contraddistinto il gioco dell’allenatore del Benevento. L’obiettivo è quello di promuovere il più possibile la mappa interattiva dove amici e tifosi possono inviare le loro foto scattate in giro per il mondo indossando le maglie dell’associazione (consulta la mappa su www.imbrianinonmollare.it). Un altro sogno che diventa realtà!

Fotografie di Maria Zullo

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