“Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere”



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A Cerreto Sannita, sabato 2 aprile, il giornalista e scrittore Fernando Riccardi presenta il libro “Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere”

Sabato 2 aprile, a Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, presso la Sala Convegni del Palazzo del Genio, alle ore 17.00, si terrà la presentazione del libro di Fernando Riccardi  Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere.

L’evento è organizzato dall’amministrazione comunale di Cerreto Sannita, in collaborazione con l’Associazione Identitaria “Alta Terra di Lavoro”, con la Biblioteca del Sannio di Cerreto e con la Biblioteca Comunale di Atina. Il pomeriggio sarà allietato dalle canzoni e dai suoni de I Cantori in Terra di Lavoro mentre saranno presenti in sala i pittoreschi figuranti de I briganti Fontanavecchia di Casalduni.

"Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere"L’evento sponsorizzato inoltre dall‘Associazione due Sicilie, sarà particolarmente importante per ricostruire la memoria storica dei territori del Sannio, in particolar modo Cerreto appunto e Casalduni, Pontelandolfo, luoghi appartenenti al regno delle Due Sicilie guidato dai Borbone che nell’agosto 1861, a pochi mesi dall’unità d’Italia, furono invasi e conobbero l’eccidio da parte del regio esercito piemontese, ma chiariamo bene la vicenda. Cerreto Sannita ha dato i natali a Cosimo Giordano nel 1839 che fu brigante e già capo dell’esercito delle Due Sicilie, in seguito all’occupazione da parte dell’esercito di unità dei comuni di Casalduni e Pontelandolfo, il Giordano e la sua banda di briganti in data 11 agosto approfittando dell’allontanamento dal territorio di Pontelandolfo delle Guardie Nazionali, catturarono 40 soldati piemontesi in perlustrazione sul territorio e quattro carabinieri e dopo averli fatti prigionieri li condussero a Casalduni, dove vennero giustiziati per decisione del brigante Angelo Pica.

Uno dei bersaglieri riuscì però quel giorno a fuggire e arrivato a Benevento diede notizia dell’accaduto ai suoi superiori, ne fu subito informato il generale Enrico Cialdini, il quale così si espresse rivolgendosi al colonnello Negri: “Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra”.

Il colonnello Negri fu dunque incaricato di comandare la spedizione punitiva sui due paesi ma, mentre a Casalduni giunse voce di ciò che stava per accadere e la popolazione si mise pertanto in salvo fuggendo, Pontelandolfo la notte del 14 agosto 1861 subì tutt’altra sorte, infatti la popolazione ignara fu colta nel sonno e fu soggetta ad un eccidio che ancora oggi è ricordato per la sua efferatezza, quella notte circa 1000 persone, comprese donne e anziani furono uccise, violentate le donne e saccheggiate le case poi date alle fiamme.

Riportiamo qui alcune citazioni tratte dai combattenti della Guardia Nazionale quella notte presenti, Carlo Mangolfo: “Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l’ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l’incendio al paese. Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casalduni fu l’obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava”.

La storia di una ragazza uccisa perché non volle farsi violentare, tale Concetta Biondi, di cui abbiamo un frammento tratto da Nicolina Vallillo: “Una graziosa fanciulla, Concetta Biondi, per non essere preda di quegli assalitori inumani, andò a nascondersi in cantina, dietro alcune botti di vino. Sorpresa, svenne, e la mano assassina colpì a morte il delicato fiore, mentre il vino usciva dalle botti spillate, confondendosi col sangue”. Al termine del massacro il colonnello Negri telegrafò al Cialdini :” Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora”.

Questa è una delle storie più tristi dei massacri che la gente delle nostre terre dovette subire dopo la conquista da parte degli eserciti di unità nazionale, storie che non bisogna dimenticare, sarà pertanto interessante approfondire e fare memoria comune, riflettere sulle nostre origini e il nostro passato attraverso la presentazione di questo libro di Ferdinando Riccardi.

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