Donne vittime violenza, un convegno Uil per riflettere sul tema



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Lo Stalking e la violenza sul corpo e la mente delle donne sono stati al centro di un dibattito organizzato al Museo del Sannio. “È tempo che si abbatta il muro di omertà e di vergogna che attanaglia le vittime e alimenta le mortificazioni”

donnePer un problema culturale, è necessario un cambiamento culturale. È questo, in sintesi, quanto emerso ieri, 18 marzo, nel corso del convegno “La Violenza sulle donne, parole, voci e culture a confronto”, organizzato dalla Uil di Benevento al Museo del Sannio.

La conoscenza del fenomeno della violenza di genere e la peculiarità degli interventi finalizzati al suo contrasto hanno saputo catturare l’attenzione unanime degli astanti, che a partire dalle 16.00 hanno affollato la Sala Virgineo.

L’incontro, presieduto dal segretario generale della Uil sannita, Fioravante Bosco, ha visto la partecipazione di personalità di spicco del panorama istituzionale beneventano. Nel corso del dibattito si sono succeduti gli interventi di Emilia Maccauro, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Benevento; Anna Pezza, Direttore di Confindustria Benevento; Sabato D’Amico, Comandante Compagnia Carabinieri di Benevento; Alfonso Mercaldo, dirigente Settore Immigrazione Questura di Benevento; Maria Pia Varriale, responsabile del centro ascolto mobbing e stalking della Uil sannita; Alessandra Menelao, responsabile nazionale Centri Ascolto Mobbing e Stalking Uil.

“La Uil può sostenere le vittime a uscire dal circolo vizioso attraverso i centri di ascolto che, grazie al contributo di specifiche figure professionali, aiuteranno le donne a sporgere denuncia”, ha affermato Fioravante Bosco nel suo discorso introduttivo.

Il convegno ha rappresentato, infatti, una straordinaria occasione per illustrare il lavoro di sensibilizzazione e di prevenzione messo in atto, a livello locale, dal Centro di ascolto Mobbing e Stalking che, inaugurato dalla Uil di Benevento lo scorso febbraio, aggiunge un tassello importante alla costruzione di quella rete che risulta fondamentale per rispondere concretamente alle esigenze delle donne vittime di violenza e discriminazione.

“Una giornata di vero e proprio confronto che non lasci spazio a celebrazioni”. Ha esordito così l’Assessore Maccauro, che ha individuato nella persistenza di una struttura gerarchica, in cui la donna è relegata a una condizione di subalternità, la causa principale della violenza e della discriminazione, fenomeni che hanno registrato una sensibile impennata negli ultimi anni. “L’attuale crisi economica e occupazionale ha messo gli uomini in forte discussione – ha affermato la Maccauro -. Il posto di lavoro e l’ambiente domestico diventano i luoghi della rivalsa, dove lo squilibrio si tramuta in violenza e mortificazione nei confronti delle donne e dei bambini”.

Ma quali sono i segnali che preludono alla violenza sia fisica che psicologica perpetrata dagli uomini? “Si comincia con l’allontanare coloro che costituiscono un punto di riferimento per la donna, e quindi la famiglia e gli amici. La vittima, posta in una condizione di isolamento – ha sostenuto la Maccauro -, diventa una persona sotto tutela, denigrata nel proprio ruolo di madre e lavoratrice. Una condizione che abbassa notevolmente l’autostima e genera un forte senso di colpa, seguito dalla convinzione di meritare le percosse”. La dignità femminile è continuamente minacciata anche dalla televisione, che ogni giorno riduce la donna ad oggetto che pulisce e cura la famiglia oppure a seduttrice nei confronti dei colleghi. “Questa immagine culturale va ridimensionata”, ha affermato la Maccauro, che ha poi sottolineato la trasversalità della violenza di genere.

L’analisi e la valutazione della situazione di pressione psicologica esercitata da superiori e colleghi sul luogo di lavoro è stata affrontata, invece, dal Direttore di Confindustria Benevento, Anna Pezza, che in particolare ha analizzato  l’aspetto concernente la discriminazione economica attauta nei confronti delle donne. “Dati ufficiali confermano una differenza di almeno10 punti percentuali nella fase di accesso al mondo del lavoro – ha affermato il Direttore di Confindustria -. La disparità tra uomo e donna si evince anche nella retribuzione, con una differenza di guadagno del 32%, e soprattutto nei ruoli dirigenziali, ricoperti da donne solo per il 16%”, ha proseguito la Pezza, che ha sottolineato come in Italia il tasso di occupazione femminile sia tra i più bassi in Europa. “Dati agghiaccianti che vanno riequilibrati attraverso la costruzione di uno Stato sociale fondato sul principio di uguaglianza sostanziale”, ha concluso la Pezza.

Per prevenire il fenomeno della coercizione esercitata verso le donne il Comando dei Carabinieri, insieme al Ministero della Difesa e delle Pari Opportunità, ha istituito il Reparto Analisi Criminologiche, una sezione speciale attiva su tutto il territorio nazionale, come ha riferito il colonnello Sabato D’Amico che, nel corso del suo intervento, ha fornito una spiegazione esaustiva sulle modalità di intervento dell’Arma, soprattutto in seguito all’introduzione del reato di Stalking o atti persecutori, regolato dall’art. 612 bis.

“Una legge – ha osservato Bosco – che non è sufficiente per tutelare le donne in quanto priva di  programma di prevenzione e di percorsi di risocializzazione per gli stalker, i quali una volta scontata la pena, tornano a perseguitare la vittima. Inoltre, la procedura d’arresto non avviene d’ufficio ma solo su querela, rendendo impossibile l’intervento immediato da parte delle forze dell’ordine”.

Nella lotta alla violenza di genere in Italia va prestata attenzione anche alle donne straniere, che per la loro condizione familiare e lavorativa di incertezza  e precarietà sono maggiormente esposte a maltrattamenti e soprusi. È questo il punto di vista di Maria De Feo e Alfonso Mercaldo, che da anni si preoccupano di favorire l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati nella realtà sociale. “A ben vedere, per molti migranti l’esperienza migratoria, soprattutto quella forzata, determina equilibri psicologici molto fragili che favoriscono ripetuti episodi di violenza”, ha affermato il Dirigente Settore Immigrazione della Questura di Benevento.

Alle parole di Mercaldo è seguito l’intervento molto accorato di Maria Pia Varriale, che in qualità di direttrice del Centro di ascolto della Uil sannita, ma soprattutto di donna, ha fortemente stigmatizzato la normativa vigente sulle donne in difficoltà. “Una norma, quella dell’11ottobre 2013 che, approvata nell’ambito di un pacchetto di legge contente l’abolizione delle province e riferimenti alla Protezione Civile, non ha investito in prevenzione né ha favorito la creazione di centri antiviolenza e case rifugio”, ha sostenuto a gran voce la dirigente del Centro di ascolto Uil. Il problema è ancora una volta culturale. “È necessario frantumare l’immagine della donna vittima e sradicare lo stereotipo della donna che deve essere tutelata e salvata”, ha chiosato la Varriale, che ha voluto concludere così il suo intervento:

“Se  un uomo ti usa violenza per la prima volta è colpa sua, se lo fa per la seconda volta è colpa tua”.

 

 

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