Fondi per far rialzare il Sannio



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Consiglio
Consiglio Comunale, domani nuova seduta

Si è tenuta oggi alle 12.00 presso il palazzo Mosti, la conferenza stampa tenuta dal sindaco Fausto Pepe per spiegare le prossime linee operative del COC

Nella conferenza stampa di questa mattina, il sindaco di Benevento Fausto Pepe, ha spiegato che le istituzioni non vanno ringraziate, e non vanno ringraziate perché hanno adempiuto il proprio dovere. Ad essere ringraziate sono state tutte le persone, le associazioni, i privati che da subito, e tutt’ora, si sono impegnate a contrastare i danni dell’alluvione.

Fondi per far rialzare il Sannio
Fondi per far rialzare il Sannio

Errori sono stati fatti: «in una tragedia del genere, con queste condizioni, con queste superfici, è difficile non sbagliare. Però – continua il Sindaco – abbiamo messo in piedi servizi che si sono rivelati utili anche per arrivare alla data odierna». Un esempio è l’aver gestito la mole di rifiuti causati dall’alluvione che ha richiesto ad una già provata ASIA di smaltire circa 400 tonnellate di rifiuti. L’ASIA, nei giorni post alluvione, si era vista distruggere dall’acqua e dal fango, la propria sede operativa, parte dei mezzi e l’officina.

Il sindaco ricorda che la GESESA ha operato nella ricostituzione dell’esercizio di Campo Mazzone, prima in maniera provvisoria e poi definitiva, per la riattivazione o la messa in sicurezza delle condotte idriche e per il ripristino delle condotte fognarie. A tal proposito Pepe ricorda che la spesa più incidente è quella legata alle infrastrutture fognarie, danni questi, tra i meno evidenti in superfici ma determinanti il regole funzionamento di una città: il fango riempie, rovina e rompe i canali fognari rendendo inutile l’espurgo e costringendo ad interventi successivi.

«Ci siamo, e ci siamo dal primo giorno – ricorda il Sindaco – e abbiamo fatto quello che andava fatto», per questo, il ringraziamento va a coloro i quali hanno preso una pala e si sono impegnati ad aiutare la città in difficoltà. Inutili le polemiche o la propaganda politica legate ai fondo e alle donazioni stanziate: i partiti «esistono per fare questo. Magari si può discutere sulla capacità, ma non sul perché lo abbiano fatto».

I numeri riportati dal primo cittadino sono numeri importanti: 3281 volontari, 126 interventi di messa in sicurezza, 2000 volontari nazionali nella zona industriale ASI, 950 interventi in città, 1520 operazioni tra pubblico e privati, oltre 50 mezzi mobilitati per spalare ed evitare che il fango ingoiasse reti fognarie e condotte idriche.

Il passo immediato da fare, dunque, è quello di nominare un Commissario – Protezione Civile 125/1992 – per stabilire come utilizzare i 38 milioni di euro stanziati dal Governo: il primo utilizzo è per il rimborso delle spese per le opere di soccorso, al rimborso delle somme urgenze ancora da effettuare per far rientrare le situazioni critiche, alle somme urgenze che devono diminuire il “rischio residuo” – ad, esempio per la situazione degli argini – e alle opere provvisionali. Il CDM ha stanziato i 38 milioni di euro in base ad una percentuale (tra il 5% e 8%) sull’ammontare dei danni calcolati dal Genio Civile e stimati per circa 700 milioni di euro. Il commissario, dunque, dovrà fare una ricognizione del danno subito, sia pubblico che privato, che grazie all’incontro con i Comuni, potrà ricostruire i danni. Questa è la fase più delicata perché è in questo momento che la città, i comuni potranno iniziare la ricostruzione e risollevarsi: il «protagonismo locale», fondamentale fino ad oggi, deve continuare. Il Sindaco ringrazia il deputato europeo Andrea Cozzolino per la richiesta di un disimpegno automatico dei fondi europei dati ai territori interessati dall’alluvione: a fine anno i fondi non spesi non dovranno più essere restituiti per essere successivamente impiegati. Inoltre, per quanto riguarda le imprese – grazie all’articolo 106 comma 2b del regolamento CEE – potranno avere rimborsi diretti, riduzione delle tasse societarie e finanziamenti agevolati.

Importante la richiesta di una “zona franca”: «dobbiamo rendere il territorio di Benevento un territorio attrattivo. Non dobbiamo uscirne peggio da questa crisi che abbiamo avuto. Dobbiamo tentare di uscirne migliori, non solo come spirito umanitario ma anche come ritorni per il territorio». L’obiettivo è quello di avere detassazioni o avere la possibilità di pagare meno tributi, così come già accade in alcuni quartieri -come Rione Libertà e Rione Ferrovia- e allargarlo alle altre parti colpite della città. Gli sgravi fiscali conquistati dalla dichiarazione di stato di emergenza, permetteranno al territorio sannita di essere attrattivo per gli imprenditori italiani, campani e non.

«Questa è la fase dell’attenzione, perché costruiamo il futuro rispetto a quello che c’è stato». Termina il sindaco con un’ultima notazione: «il Governo ha emanato un primo masterplan per il sud: un elenco di interventi necessari per la cultura, per il turismo, per l’ambiente […] a me pare leggere la nostra storia […]. Quindici sono i patti che devono partire con le regioni e le aree metropolitane. Questa classe politica, questa classe dirigente, questa comunità e questi cittadini devono avere la forza di dire che i patti per il Sud devono essere sedici, ci deve essere il patto per Benevento. […] Dobbiamo essere noi al centro di questo ipotetico sedicesimo patto se vogliamo dare un significato a quello che è accaduto. […] Così potremmo dire che è stato fatto uno sforzo in più».

Tra i presenti alla conferenza anche Don Nicola De Blasio che ha subito ringraziato Benevento per la prova di coesione e di ”orgoglio sannita” che ha dimostrato nel frangente dell’alluvione e tutte le associazioni, gli enti e il mondo del volontariato in generale che «aldilà dei colori, della politica e delle religioni» hanno saputo unirsi. Comunica, inoltre, che il direttore generale della Caritas, Don Francesco Soddu, durante l’incontro dei direttori nazionali della CEE egli abbia parlato di “Modello Sannio” per la grande prova di coesione e organizzazione a fronte della tragedia: un modello da replicare in ogni situazione di calamità. Grande rammarico per i diversi atti criminali e di sciacallaggio – dall’amianto riversato tra i rifiuti dell’alluvione ai furti nelle case e nelle aziende – con la sollecitudine a vigilare affinché nessuno possa lucrare sui fondi arrivati. «Depauperare i nostri territori – continua Don Nicola – significa perdere la dignità». La sinergia tra Caritas e Croce Rossa ha permesso di aiutare non solo la città ma anche tutti i paesi limitrofi consegnando cibo e beni di prima necessità.

Don Nicola De Blasio conclude con un pensiero rincuorante, nonostante la tragedia: «se lo tsunami di fango, invece di arrivare alle 6.15 fosse arrivato alle 7.30, noi stavamo ancora contando i morti dei bambini della scuola San Giuseppe Moscati, stavamo contando i morti della zona di Via Ponticelli e non so quanti morti avremmo dovuto cercare perché sicuramente il fango li avrebbe inghiottiti. Nella disgrazia, siamo stati fortunati e, adesso, facciamo in modo che questa fortuna diventi un momento di rilancio e di rafforzamento della nostra vita qui a Benevento».

Conclude la conferenza l’intervento di Luigi Diego Perifano, presidente del Consorzio ASI, che ricorda la situazione disastrosa degli uffici dell’ASI, costretta a coordinare gli interventi senza telefoni, energia elettrica, computer, ma riuscendo comunque a contrastare la criticità della situazione. L’obiettivo primario è stato quello di far tornare a vivere la zona industriale di Ponte Valentino nel più breve tempo possibile perché questa è il polmone economico della città e polo industriale maggiore del Sannio, dove sono concentrate circa 50 aziende tra locali, nazionali e internazionali in cui operano circa un totale di 1500 lavoratori. Attualmente, circa 40 di queste aziende hanno regolarmente ripreso le loro attività lavorative. Il bilancio è dunque positivo, ma gli sforzi da fare sono ancora notevoli: costringere un’azienda colpita a spostarsi per poter continuare ad esercitare, significa allontanare tale azienda dal territorio sannita. Assicurato il sostegno delle aziende, verrà il momento in cui «ragionare anche su quello che è successo e sulla messa in sicurezza del sito industriale».

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