Inchiesta Grandi Opere, c’è il nome di De Caro

0
sannio

Anche il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Umberto Del Basso De Caro, è stato citato dai magistrati nell’inchiesta sulle Grandi Opere. Il suo nome spunta in merito a un emendamento dello Sblocca Italia. “Era mio dovere mettermi a disposizione di Incalza”

Nelle intercettazioni sull’inchiesta Grandi Opere spunta anche il nome del sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Umberto Del Basso De Caro. L’indagine, condotta dalla Procura di Firenze, ha portato alla luce una gestione illecita degli appalti di lavori pubblici, tra i quali figurano le principali nuove tratte ferroviarie italiane, e nello specifico l’Alta Velocità, l’autostrada Orte-Mestre, il Palazzo Italia di Expo.

Una vicenda lunga e intricata che ha condotto all’arresto di quattro persone. Insieme a Ercole Incalza, storico dirigente del ministero dei lavori pubblici, è finito in carcere anche l’imprenditore Stefano Perotti, presidente di Centostazioni spa (Gruppo Fs). Ai domiciliari si trovano invece Francesco Cavallo e Sandro Pacella, entrambi collaboratori di Incalza. Tra gli indagati – ai quali sono stati contestati a vario titolo i reati di corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti – figurano ben 51 persone.

Un vero e proprio sistema di corruzione, quello architettato dal super-manager Incalza, definito dalla magistratura un individuo “in grado di condizionare il settore degli appalti pubblici per molti anni”. Una storia quasi decennale che – oltre a coinvolgere membri della famiglia del ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Maurizio Lupi – compromette anche il viceministro Riccardo Nencini e il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro. Dalle numerose intercettazioni al vaglio degli inquirenti è emerso che Incalza godesse di un potere tale da consentirgli di mettere insieme, presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pezzi importanti del Psi.

Grandi Opere
Ercole Incalza

Ercole Incalza debutta sulla scena politica alla fine degli anni Settanta con i socialisti di Bettino Craxi. Dal 2001 a oggi ricopre il ruolo di dirigente di vertice al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un incarico che mantiene in tutti governi susseguitesi negli anni, fatta eccezione per l’esecutivo guidato da Romano Prodi nel 1996, su richiesta di Antonio Di Pietro, il quale ne aveva denunciato il coinvolgimento in Tangentopoli.

Come dimostra la sua biografia, Incalza, nel corso degli ultimi trent’anni, accumula una potere tale da riuscire a influenzare anche la nomina di viceministri e sottosegretari. Come accade il 28 febbraio 2014, in occasione delle nomine del governo di Matteo Renzi.

La designazioni di esponenti di governo rivela la solidità del rapporto tra Incalza e Lupi. In una delle intercettazioni telefoniche analizzate dagli inquirenti, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti conferma al super-manager la nomina a viceministro di Riccardo Nencini, eletto senatore tra le file del Partito Democratico e attuale segretario nazionale del Psi.

“Dopo che tu hai dato… hai coperto… hai dato la sponsorizzazione per Nencini, l’abbiamo fatto vice ministro, alle Infrastrutture”, dice Lupi che, rivolgendosi ancora ad Incalza, continua: “Ora parlagli e a dirgli che non rompa i coglioni”. A questo punto Incalza fa il nome di un altro socialista da designare al ministero: si tratta di Umberto del Basso De Caro. Quindi Lupi commenta: “Complimenti, sempre più coperto.

A questo proposito, in un’intervista all’Adnkronos rilasciata nella giornata odierna, Del Basso De Caro ha risposto: “Non sono un suo ‘compagno’, io ho militato nel Psi al pari di Nencini e Incalza, e non credo sia un reato essere socialista. Un tempo forse lo era… Oggi non più”.

Grandi Opere
Maurizio Lupi

Secondo gli inquirenti, Del Basso De Caro avrebbe avuto contatti con Incalza il 20 ottobre del 2014. In quell’occasione il ‘dominus’ delle Grandi Opere segnala all’avvocato sannita la mancata presentazione di un emendamento riguardante la Struttura Tecnica di Missione. Del Basso De Caro a quel punto rassicura Incalza, dicendo che avrebbe fatto presentare l’emendamento dall’onorevole Enza Bruno Bossio. Un messaggio, inviato un’ora dopo a Incalza, conferma l’avvenuto deposito. L’emendamento viene bocciato, ma una collaboratrice del sottosegretario beneventano garantisce a Incalza che sarebbe stato riproposto nella Legge di Stabilità, come concordato con Lupi. Due giorni dopo Del Basso De Caro manda un nuovo sms a Incalza perché un emendamento relativo a un’opera di suo interesse era stato bocciato. “Mi affido, come sempre, al tuo senso di responsabilità e alla tua esperienza della quale ho assoluto bisogno per realizzare l’opera”, scrive il sottosegretario.

In merito all’emendamento allo Sblocca Italia finito nelle polemiche in queste ore, Del Basso De Caro oggi ha precisato: “Non replico nulla perché non è un reato né una cosa rilevante. Incalza mi fece una telefonata alla vigilia dello Sblocca Italia, quando seguivo il decreto per conto del governo alla Camera e al Senato, e mi chiese di presentare un emendamento nell’interesse del dicastero, cosa che io a mia volta girai a una deputata che presentò quell’emendamento e che venne anche respinto. Era mio dovere mettermi a disposizione”.

Quanto alla richiesta di dimissioni del ministro Maurizio Lupi, il sottosegretario, premettendo che non spetta a lui “suggerirgli se dimettersi o no, né entrare nel merito di decisioni e valutazioni che appartengono alla magistratura”, sempre ai microfoni dell’Adnkronos ha aggiunto: “Penso che debba andare a parlare con il presidente del Consiglio”.

Secondo il sottosegretario, “Lupi fa bene a parlare con Renzi per una valutazione comune perché si è più sereni se si valutano in due le cose. Il ministro Lupi non è indagato né arrestato, è fuori dall’indagine. Il problema è solo politico quindi fa bene a recarsi dal presidente del Consiglio”.