La magia nell’arte di Antonio Frusciante, intervista a due voci



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Un’intervista a due voci quella che abbiamo realizzato in occasione di “Magiarte”, la mostra di Antonio Frusciante allestita nella Biblioteca Provinciale di Benevento. Morante: “Le opere esposte sono una raccolta archeologica delle pratiche e delle credenze legate al mondo della magia”

Colori accesi, forti contrasti, grande entusiasmo. Sono questi i temi che contraddistinguono le opere di Antonio Frusciante, protagonista della mostra “Magiarte”, allestita dal 2 al 7 marzo presso la Biblioteca Provinciale Antonio Mellusi di Benevento.

L’evento si inserisce nell’ambito del primo Festival Filosofico del Sannio, intitolato “Magia, fortuna e…” e promosso dall’associazione culturale – filosofica “Stregati da Sophia”.  Come ci racconta la presidente dell’associazione, la professoressa Carmela D’Aronzo, il filo conduttore di questo ciclo di incontri è la filosofia declinata attraverso l’arte, la moda, la cucina, la musica. Scopo precipuo del Festival è quello di far scendere la filosofia per le strade. Chiusa negli studi degli accademici, la filosofia entra finalmente nei luoghi della quotidianità, nelle abitudini delle persone, alla riscoperta dei significati autentici dell’esistenza.

Autore del logo e della grafica del Festival, il maestro Antonio Frusciante ieri ha incontrato il pubblico e, con il sostegno del professore Francesco Morante, ha svelato ai nostri microfoni il significato della sua arte. Un’intervista a due voci, dunque, che ha visto il professore Morante prendere la parola per primo.

magiaL’esposizione, intitolata “Magiarte”, costituisce un tassello importante del primo Festival Filosofico del Sannio, basato sui temi della magia e della fortuna. Come sono rappresentati questi motivi nella mostra di Antonio Frusciante?

La ricerca pittorica e scultorea di Frusciante si muove da sempre all’interno della cultura antropologica del nostro territorio. Il maestro ha fondato e gestito per anni uno studio ad Apice Vecchia, un paese abbandonato della provincia di Benevento, diventato archeologia prima ancora di essere sopravanzato dal tempo, che sotterra e distrugge ogni cosa. Ebbene, l’esperienza artistica compiuta nel borgo antico, ha
consentito al maestro di entrare in contatto con una serie di segni che, incisi sui muri e sugli alberi, sono la testimonianza di una civiltà scomparsa prematuramente. Accade così che quei segni, perduto il contatto con la quotidianità, diventino magia e mistero. E la mostra, allestita nella Biblioteca Provinciale, risulta una sorta di raccolta archeologica di quei segni che Frusciante ha poi rielaborato nel borgo antico. Il nostro territorio fino a qualche decennio fa era costellato da popolazioni che, inserite in una dimensione quasi medievale, avevano instaurato un rapporto diretto con la magia. Merito del maestro è stato quello di riuscire a catalogare, trasformandole in segni artistici, quelle simbologie che, legate al magico, si inseriscono nel filone promosso dal Festival Filosofico.

La dottoressa Gabriella Zoschg, a proposito delle opere di Antonio Frusciante scrive: “Strutture destinate a spazi aperti, come coefficienti dell’ambiente naturale […]. Collocate nel piano ne fanno un paesaggio fantastico, come pietre miliari di un cammino misterioso. Blocchi, stele, segni di un panorama costruito con i dati di una fantasia perfettamente inserita nel contesto del moderno […]”. Può spiegarci meglio?

Antonio Frusciante nasce come scultore, e in quanto tale si rapporta con gli spazi aperti. Il maestro da sempre realizza opere che non sono la riproduzione fedele della realtà, ma risultano piuttosto espressione del rapporto che l’artista stabilisce con la sintesi di un realtà quasi simulacro di se stessa. La magia si è sempre appoggiata alla produzioni di immagini che, rivisitate nel modo in cui ha proceduto Frusciante, possono diventare qualcosa di grande.

Queste, dunque, le parole del professore Morante, che poi ha passato il microfono all’autore delle opere esposte all’interno della Biblioteca. Ecco come Frusciante ha risposto alle domande conclusive della nostra intervista.

Maestro, i suoi lavori rispondono a una esigenza interiore o sono fatti per il pubblico? Lei crea solo per se stesso o anche per chi lo guarda?

magiaLa produzione di un’opera è sempre motivata da una esigenza interiore. Detto questo, non nego che l’accettazione della mia arte da parte del pubblico sia per me motivo di grande soddisfazione. Il compiacimento però è determinato, non da un tornaconto economico, ma dalla consapevolezza che attraverso il linguaggio pittorico e scultoreo sono riuscito a rappresentare ciò che l’altro si aspetta. Il piacere risiede nella coscienza di aver colto un pensiero condiviso.

Come nasce la sua passione per l’arte?

Qualcuno direbbe ‘artisti si nasce’. Non è così. La svolta più significativa che ha accelerato la mia passione e dedizione all’arte ha coinciso con la consapevolezza di riuscire a esprimere la mia individualità solo attraverso il linguaggio della pittura e della scultura. Il professore Morante, con il potere della parola, ha tradotto in maniera impeccabile il significato delle mie opere. Io, al contrario, fatico a raccontare la mia arte a voce. Per questo motivo preferisco comunicare con il pubblico attraverso la tela.

Quali materiali ha utilizzato per la realizzazione delle opere qui esposte?

Terracotta, argilla, metallo, cemento, acciaio corten. Ma non ho preferenze sui materiali. La scelta è dettata dal momento e dipende dalla capacità del materiale di soddisfare una particolare esigenza espressiva.

Oggi che cosa significa per un artista vivere di arte?

La crisi che vive la società mondiale influenza anche l’arte. Sulle opere degli artisti contemporanei alleggia spesso un velo di tristezza, e la scelta, piuttosto frequente, di utilizzare il colore nero lo dimostra ampiamente. Per quanto mi riguarda, non  faccio mai uso del nero. Non mi piace rappresentare il brutto.

Progetti futuri?

Il mio obiettivo è quello di esprimere attraverso il linguaggio artistico tutti gli spunti che, provenienti da esperienze e letture differenti, ho lentamente interiorizzare. Sono alla ricerca anche di materiali più adatti al nostro tempo.

Fotografie a cura di Maria Zullo.

 

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