Memoria collettiva e individuale: traccia della “banalità del male”



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La memoria dell’Olocausto è affidata al 27 gennaio, scriveva Bauman che il suo messaggio “non ha ancora inciso sul nostro modo di agire.”

La memoria quale irresistibile serbatoio dell’indicibile, dell’assenza, dell’atto mancato che si riproduce come una lieve increspatura fra le palpebre. Triste è la sorte di quel ramingo che avvilito si confonde tra immagini vaghe in altre immagini, non dare un volto alla memoria equivale a sbriciolarsi nel ricordo stesso. Così in traluce Georges Perec, vittima della sua amnesia,  raccoglie tutti i cocci per riempire un vuoto, quell’ inutile pozzo arido che ricostruisce attraverso una fitta documentazione esterna.

Egli figlio di polacchi ebrei, subirà l’assenza, il lutto, il vuoto del ricordo come immagini di un altro raccontate da altri. Lui, vittima del nazismo, subirà la conseguenza della loro atrocità. Di fatti in “W o il ricordo d’infanzia” intreccia al suo racconto autobiografico, una storia d’avventura ispirata all’ isola “W” retta da una utopia sportiva, un totalitarismo rigoroso, dietro al quale è  indubbiamente celato l’atroce sistema del Lager.

Nel panorama occidentale è ben noto l’esempio di Primo Levi che, attraverso il suo “Se questo è un uomo”, ha aperto alla società le porte della stretta gerarchia del lager nazista, visto come un luogo regolato da una assurda e grigia burocrazia, da una estrema “banalità del male”.

Hannah Arendt, che seguì nel 1961 le 120 sedute del processo Eichmann a Gerusalemme in veste di inviata del settimanale “The New Yorker”, mostrava l’ ambiguità dello stesso processo vedendovi un uomo mediocre e assolutamente “normale”, un uomo che nello smistare individui da mandare in campo di concentramento al pari di bestie da macello, stava semplicemente eseguendo  “il suo lavoro”.

Dunque questa condizione non è da intendersi come segno di stupidità o poca intelligenza, ma dietro alla assurda “normalità” dei burocrati, la Arendt ha colto la loro incapacità di pensare. Il pensiero porta al giudizio, è un atto che si propaga in profondità, ma il male, capovolgendo le coordinate del “senso comune” è ciò che porta gli uomini a “commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male.”

Su questo tema è stata promossa e organizzata, con il patrocinio della Comunità Ebraica di Napoli, dal Circolo Manfredi di Benevento e la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo la manifestazione “Memoria è … Diritti e Libertà” con il “Processo a Eichmann”, e la presenza dello scrittore e giornalista Stefano Jesurum a Benevento.

Lo stesso Levi  risale ad un’analisi assolutamente scientifica, e non patetica, della condizione del suddetto “peccatore” costretto ogni giorno fino all’ estremo. Nella prefazione a “Se questo è un uomo” attua una condizione: “ogni straniero è un nemico”, iniziale premessa che costituisce una “ convinzione che giace in fondo agli animi come una infezione latente” che “non sta all’origine di un pensiero”.

Tuttavia “quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager”, dunque come condizione assoluta di chi proietta una convinzione scorticante che getta le basi di una vera e propria indifferenza all’ uomo, reso bestia sino a far soccombere il suo lato civile e suscitare solo l’atavico istinto di sopravvivenza.

Dalla Grande Guerra del ’14, ai trattati di pace a Versailles del ’19, all’ascesa del fascismo, alle leggi razziali del’33 in Germania e del ’38 in Italia, ai primordi della seconda guerra mondiale dal ’39 al ’45, e il precedente fallimento della Società delle Nazioni istituita intorno al ’20, la guerra d’Algeria dal ’54 al ‘62, la radio, il cinema, la pubblicità del pane, le giornate a scuola, le foto da commentare, gli schermi accesi ad insabbiare le ore, ogni cosa procedeva sotto il segno di un genocidio di passioni attuabile ancora oggi tra storia collettiva e storia individuale.

Il 27 gennaio 1945, le truppe russe irrompono in un luogo in cui anche il tempo fugge, scompare la speranza oltre al cancello, che quasi fosse la soglia dell’ antinferno dantesco annunciava ai novelli peccatori “ARBEIT MACHT FREI” (il lavoro rende liberi).

Di seguito saranno riportati gli eventi commemorativi del “giorno della memoria” in sede beneventana:

– “Processo a Eichmann”: riflessioni di Stefano Jesurum a Benevento alle ore 17:30 presso la Sala Biblioteca-Demm dell’Università del Sannio, al piano terra di piazza Arechi;

– “Ricordando la Shoah”: evento organizzato dagli studenti dell’ Istituto Superiore “Galilei-Vetrone” di Guardia Sanframondi presso la storica chiesa Ave Gratia Plena;

– “Giorno della memoria”:  la Pro Loco di Airola organizza l’evento alle ore 9:30 presso l’ Auditorium dei Licei in largo Capone, insieme all’Istituto Comprensivo “Luigi Vanvitelli” di Airola, Arpaia e Paolisi e l’Istituto Superiore “Alessandro Lombardi”;

-Cerimonia “Giorno della memoria”: alle ore 10:30 nel Salone di Rappresentanza della Prefettura di Benevento;

-“Giornata della memoria” : alle ore 19:00 presso la sala consiliare del comune di Calvi.

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