Complesso monumentale Santa Sofia: alla scoperta della Fontana e del Monastero



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Santa Sofia

Dopo l’appuntamento con la Chiesa di Santa Sofia, BeneventZON continua il viaggio alla scoperta del Complesso monumentale di Santa Sofia. Oggi scopriremo la storia ed i segreti della fontana e del monastero.

BENEVENTO NELLA STORIA: E’ FONDANA O FONTANA ? (a cura di Giorgia Zoino)

Nella città di Benevento, nei pressi di piazza Giacomo Matteotti, adiacente alla Chiesa di Santa Sofia, sorge una fontana inaugurata il 21 aprile 1810, formata da una vasca circolare al cui centro si erge un obelisco (su cui vi era l’aquila imperiale in bronzo, emblema della Francia napoleonica) sostenuto da quattro leoni.

Fu fatta costruire nel 1809, durante il principato di Talleyard, primo ministro di Napoleone, agli inizi del XIX secolo. Il Governatore della città, Louis de Beer, fece costruire la fondana tutt’oggi presente a piazza Giacomo Matteotti e progettata dall’architetto Nicola Colle De Vita.

Perchè fondana o fontana? Sull’obelisco inizialmente si leggeva:

Carolo Maurizio

Optimo Principi

Pro publico curato bono Cives Beneventani

D.

A. MDCCCIX.

Chiaramente una dedica al Talleyrand, di fatti la piazza fu a lui dedicata (precedentemente chiamata piazza Carlo Maurizio) e donata dallo stesso principe al Comune il 21 aprile 1810.

Ma successivamente, nel 1815, la carriera di Napoleone vide la fine e con essa anche l’iscrizione sull’obelisco, che venne raschiata via. Ne restano pochi punti “ermetici”.

Ritornando Benevento al papato nel 1816, all’aquila imperiale sull’obelisco venne sostituito il triregno dei papi con le somme chiavi che a sua volta fu sostituito con lo stemma d’Italia, rimosso però negli anni 60′. Anche l’epigrafe dedicata al principe fu sostituita da un’altra dedica, questa volta al papa Pio VII:  Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti.

Per cui divenne “Fondana Chiaramonti”. Probabilmente il termine fondana fu ritenuto un errore, sicchè venne fatta sovrapporre la “t” di fontana, ma la “d” rimaneva -e rimane- ancora, ben evidente, ben presente.

IL MONASTERO: LUOGO DI FIORITURA ARTISTICA DELL’INTERO MEZZOGIORNO

(a cura di Mario Martino)

Annesso alla chiesa, il monastero del complesso monumentale di Santa Sofia è stato costruito tra il 1142 ed il 1176 per volere dell’abate Giovanni IV. In realtà, l’attuale monastero che conosciamo è stato costruito sui ruderi di uno già preesistente che crollò, in buona parte, con il terremoto del 986.

Monastero Santa Sfoia

La parte, architettonicamente, più notevole del monastero è sicuramente il chiostro. Esso infatti presenta una struttura romanico-campana. La sua pianta è quadrangolare ed è caratterizzata da ben quindici quadrifore (tipi di finestre divise verticalmente in quattro aperture su cui poggiano quattro archi) ed una trifora ( che si differenzia dalla quadrifora solo per il numero di divisioni verticali sui cui poggiano glia archi).

Le aperture del chiostro sono adornate da 47 colonne di granito, calcare ed alabastro, ciascuna con la sua caratteristica (capitelli e pulvini elaboratissimi, sfaccettati con le figurazioni di fogliame, allegorie, profili di figure umane e di animale) a dimostrazione dell’originalità e della creatività dell’architettura.

A partire dall’entrata dell’abbazia si possono apprezzare tre sequenze, ad opera di tre monaci detti il Maestro dei Mesi, che realizzò una serie dei lavori agresti dell’anno (di cui sono riconoscibili sono quelli da giugno a dicembre), il Maestro dei Draghi e il Maestro della cavalcata di Elefanti.

Il monastero, sotto il celebre Arechi II e la moglie Adelperga, è stato centro fiorente di attività culturali. Infatti Adelperga protesse gli studi di Paolo Diacono, facendo fiorire, indirettamente, ricerche umanistiche al punto che ,intorno al 1000, nel monastero si ritrovarono ben 32 dottori delle arti liberali.

Inoltre, lo Scriptorium di Santa Sofia elaborò anche la famosa “lettera beneventana” (scrittura beneventana) derivata dai caratteri longobardi ed usata in tutte le regioni del Mezzogiorno, escluse Lucania e Calabria.

Attualmente il monastero è sede Museo del Sannio e possiede una raccolta di reperti archeologici, armi, stampe, monete ed una pinacoteca con quadri dal Cinquecento al Settecento.

Monastero Santa Sofia Chiostro

 

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