Omicidio Coppola. Derubata e massacrata di botte in casa, sei arresti



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Omicidio Coppola. In manette i responsabili della morte della pensionata assassinata a San Giorgio del Sannio il 7 febbraio scorso nel corso di una rapina finita nel sangue. Mancano ancora due pedine

Prosegue l’attività dei Carabinieri del Comando Provinciale di Benevento, che da giorni sta indagando sulla rapina e l’omicidio di Maria Coppola, la pensionata di San Giorgio del Sannio brutalmente uccisa nella notte tra il 7 e l’8 febbraio scorso.

Ieri sono finiti in manette Umberto Cammarata, pregiudicato 32enne di Benevento e sorvegliato speciale, Giuseppe De Nunzio, 22enne di Benevento, Antonella Pia Bruno, 24enne di Napoli. Su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Nicoletta Giammarino, il Gip del Tribunale di Benevento, Flavio Cusani, ha emesso una serie di provvedimenti restrittivi nei confronti dei tre indiziati.

Cammarata e De Nunzio sono stati condotti ai domiciliari nel tardo pomeriggio di ieri con l’accusa di furto e incendio, in concorso con il 24enne di Torre Le Nocelle Luigi De Vizio, della Ford Fiesta rubata ad un avvocato e utilizzata per la rapina. La Bruno, invece, è indiziata per favoreggiamento. Nel corso degli interrogatori la ragazza avrebbe rilasciato false dichiarazioni allo scopo di proteggere il fidanzato, Giuseppe Mottola, il 24enne di San Giorgio del Sannio ammanettato, insieme al compaesano Alfredo De Capua di 29 anni e al suddetto De Vizio, nell’ambito della prima tranche di arresti, messi a punto dai Carabinieri di Benevento il 10 marzo scorso.

In totale gli arrestati sono sei. All’appello però mancano altri due complici. Si tratta Daniel. C. P. e Alin C. I. Classe 1993, i due giovani, entrambi di origine rumena, avrebbero giocato un ruolo fondamentale nella terribile storia, che ha visto coinvolta l’anziana signora e che da mesi scuote l’opinione pubblica.

Ma perché Maria Coppola è stata uccisa? E, soprattutto, in che modo è stato perpetrato l’orrendo assassinio, che le cronache nere di questi giorni hanno etichettato come uno dei più sanguinosi massacri mai accaduti in territorio sannita?

Per dipanare le fila di questa drammatica faccenda è necessario un salto all’indietro. Un flashback che ci riporti a quella notte infernale.

Siamo a San Giorgio del Sannio, un comune di 10mila anime della provincia di Benevento. Percorriamo il paese a piedi. Un cartello ci suggerisce che abbiamo imboccato la strada giusta. Via Ciriaco Bocchini. Ci siamo. Solo pochi passi e davanti ai nostri occhi si spalanca il portone del civico 92, accuratamente serrato, con i sigilli in bella vista. Per un attimo ci sembra di udire di nuovo quelle urla. Si tratta della vicina di casa della signora Maria. È la donna che per prima ha trovato il suo corpo riverso in una pozza di sangue. Maria ha il volto tumefatto. L’hanno massacrata di botte. Ma respira ancora. Bisogna lanciare l’allarme. Qualche minuto e sul posto giungono i soccorsi. A sirene spiegate l’ambulanza lascia il paese. Direzione Ospedale Rummo di Benevento. Nel reparto di rianimazione, Maria lotta tra la vita e la morte. La sua agonia dura dieci giorni. Poi, per lei non c’è più nulla da fare.

Intanto, dall’altra parte della città c’è un giovane che non sta più nella pelle. Si chiama Luigi De Vizio. Quando arriva in caserma è lacerato dal rimorso. Non regge più, e alle prime domande del sostituto procuratore, Nicoletta Giammarino,  e dei carabinieri del Reparto operativo del tenente colonnello Dino, vuota il sacco. È stato lui a organizzare il raid, e lo ha fatto con la complicità di due giovani rumeni. Insieme avevano provveduto a scardinare la finestra da cui sarebbero entrati il giorno successivo. Poi quel giorno arriva e De Vizio, insieme ad uno dei ragazzi rumeni, si intrufola in casa Coppola. Il terzo complice, invece, rimane fuori. Per fare la guardia. Poi ci sono Alfredo De Capua, che abita a poca distanza dalla casa della vittima, e Giuseppe Mottola.

Secondo il reo confesso, De Capua  riferisce a Mottola che quella notte avrebbero potuto incassare 200 euro e numerosi gioielli, un bottino sufficiente a compare la droga e a rivederla. Poi l’amara scoperta. In casa Coppola ci sono solo un paio di orecchini, una catenina e una fede. Né soldi né altro. Da non credere. Quella donna deve parlare. Ma la signora Coppola è spaventata. Non risponde, e così il giovane rumeno inizia a picchiarla. Sempre più forte. Fino a scaraventarla sul pavimento. Maria ha 72 anni. È una donna alta, ancora forte. Ma il suo corpo non ce la fa e cede sotto i colpi di quel disgraziato. È morta cosi Maria Coppola. Per un pugno di soldi.

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