Il ritratto di San Giuseppe Moscati nel Sannio



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Giunge alla Casa di Cura Ge.P.O.S. di Telese Terme il ritratto del medico canonizzato San Giuseppe Moscati

Torna nelle terre del Sannio, dove ebbe i natali il 25 luglio 1880, il ritratto che raffigura il medico santificato, San Giuseppe Moscati. Il quadro donato da Fabrizio Moscati, diretto discendente del Santo di origine beneventana sarà custodito e potrà essere venerato presso la Cappella della Casa di Cura Ge. Po. S. di Telese Terme. Alla cerimonia parteciperanno Sua Eccellenza Mons. Michele De Rosa, Vescovo di Cerreto Sannita – Telese Terme – Sant’Agata de’ Goti, che farà la benedizione; Don Giuseppe Oropallo, attuale Cappellano della Clinica telesina, ed il suo predecessore, Don Vincenzo Canelli; Don Gerardo Piscitelli ed, infine, la Direzione ed il Personale del Gruppo Ge.P.O.S.

Il quadro ritrae la figura in camice del medico San Giuseppe Moscati nato a Benevento il 25 luglio 1880 e che operò principalmente a Napoli nella sua opera di cura.  Il medico è stato beatificato da papa Paolo VI nel corso dell’Anno Santo 1975 e canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987. Fu definito “medico dei poveri”.

San Giuseppe Moscati ritrattoLa sua vita da medico fu caratterizzata dalla sua grande compassione e solidarietà, soprattutto verso le persone dei quartieri più poveri del napoletano, fu più volte presente sul territorio con azioni decisive a volgere la sua vita per gli altri, come quando nel 1906, durante l’eruzione del Vesuvio che colpiva con lapilli e cenere i paesi sottostanti corse a Torre del Greco salvando gli ammalati della succursale degli Ospedali Riuniti della cittadina o, come quando, durante un’epidemia di colera nel 1911 fu un in prima linea nella cura dei malati nelle corsie ospedaliere e senza sosta vagava per i rioni più poveri della città per offrire cure gratuite e assistenza, Moscati fu inoltre chiamato dall’Ispettorato della Sanità Pubblica, presso il quale presentò una relazione sulle opere necessarie per il risanamento della città, in parte condotte a compimento.

Di lui nell’omelia durante il rito di santificazione nel 1987, Giovanni Paolo II diceva:” Per indole e vocazione il Moscati fu innanzitutto e soprattutto il medico che cura: il rispondere alle necessità degli uomini e alle loro sofferenze, fu per lui un bisogno imperioso e imprescindibile. Il dolore di chi è malato giungeva a lui come il grido di un fratello a cui un altro fratello, il medico, doveva accorrere con l’ardore dell’amore. Il movente della sua attività come medico non fu dunque il solo dovere professionale, ma la consapevolezza di essere stato posto da Dio nel mondo per operare secondo i suoi piani, per apportare quindi, con amore, il sollievo che la scienza medica offre nel lenire il dolore e ridare la salute”.

Forte viveva dentro lo spirito di Moscati il connubio tra scienza e fede, ardente in lui, in una lettera scritta nel 1922 ad un suo allievo, Agostino Consoli, scriveva:” Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo. Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell’al di là”. Ancora nei suoi scritti possiamo leggere:”  Il dolore va trattato come un grido dell’anima, a cui un fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore”.

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