Ospedale di Sant’Agata de’ Goti, un esempio di buona sanità

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Ospedale di Sant’Agata de’ Goti, un esempio di buona sanità raccontata nella lettera di un familiare che ha visto trarre in salvo la madre.

Di seguito vogliamo dar voce ad una lettrice che ci ha affidato il suo racconto:

“Spettabile Redazione,

desidero portare all’attenzione dei lettori un mio spaccato di vita, raccontando un caso ( finalmente) di buona sanità.

Mia madre, Monteforte Maria, veniva trasportata a mezzo 118 all’ospedale di Sant’Agata de’ Goti, per dolori addominali continui insorti già nelle 24 ore precedenti il ricovero.

Giunta in P.S. i Sanitari giudicarono critiche le condizioni della paziente, sulla sorta degli esami di sangue e degli esami strumentali, si da richiedere il parere del Rianimatore.

Veniva quindi visitata dalla Dottoressa Vicchio che senza indugio alcuno decideva di ricoverarla in Rianimazione ed intubarla.

Le condizioni subirono un rapido miglioramento tali che fu estubata. Persisteva comunque il dolore addominale.

Fu chiesto quindi il parere del chirurgo che consigliò di eseguire una AngioTac.

Dopo un apparente miglioramento del quadro, le condizioni di mamma peggiorarono improvvisamente.

La rianimatrice chiese un nuovo consulto con il chirurgo. Fu valutata dal dott. Dicuonzo che senza indugio pose l’indicazione per un intervento di “laparotomia esplorativa”.

Ebbi un colloquio con il chirurgo e con la dott.ssa Vicchio che mi spiegarono la necessità dell’intervento.

A giudizio del chirurgo doveva trattarsi di un infarto intestinale, patologia molto seria, con elevato tasso di mortalità.

Devo ammettere che sebbene spaventata nel dover prendere una decisione così delicata, rimasi colpita dalla sicurezza del dott. Dicuonzo e dalla pacatezza nelle parole usate nei miei confronti. Acconsentii al trattamento chirurgico propostomi non avendo oltretutto altra scelta!

Chirurgo e rianimatore stabilirono condotta terapeutica preoperatoria al fine di portare mamma nelle migliori condizioni al tavolo operatorio.

Alle 22.30 del 03/03 ebbi un nuovo incontro con il dott. Dicuonzo che avrebbe operato mamma e ribadii la mia decisione di acconsentire all’intervento chirurgico.

In quella sede appresi che aveva lavorato per diversi anni con un luminare della chirurgia mondiale, il Prof. Huscher, da cui aveva appreso la tecnica e la determinazione alla risoluzione dei problemi. Dalle sue parole traspirava un profondo amore ed infinita riconoscenza per quello che amava definire “ il mio Maestro”.

Alle 23.30 iniziava l’intervento. Erano presenti il dott. Perone, il dott. Scetta ed il dott. Coletta era l’anestetista.

L’attesa era snervante. Di tanto in tanto un infermiere nostro amico di famiglia faceva capolino e ci diceva che tutto procedeva con tranquillità.

Alle 02,30 finalmente esce il chirurgo e ci dice che la causa del “ mal di pancia” era un cingolo strozzante che aveva necrotizzato circa 1 metro e mezzo di intestino tenue che aveva dovuto resecare, ma era fiducioso nella riuscita del suo operato.

Al momento mamma è in buone condizioni generali, ed è prossima alla dimissione.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutto il personale della Sala Operatoria, il personale sanitari, infermieristico ed ausiliario della Chirurgia Generale.

Al dott. Dicuonzo dico solo “ grazie per avermi dato la gioia di tenere mamma ancora con me”.