“Santa Sofia in Santa Sofia” tra “Tanguetudine e Follia”, grande successo per il Quartetto Cimarosa

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Santa Sofia

Canto, tango e follia e il terzo appuntamento della rassegna “Santa Sofia in Santa Sofia” è un gran successo. Protagonista della serata il Quartetto Cimarosa che si è esibito in una gremita Sala Vergineo presso il Museo del Sannio.

Terzo appuntamento e terzo successo per “Santa Sofia in Santa Sofia”, la rassegna promossa dall’Accademia di Santa Sofia che questa sera, con il tema “Tanguetudine e Follia” ha registrato il pienone.

A dare inizio alla serata, i saluti del Direttore artistico, Marcella Parziale che ha colto l’occasione per comunicare l’ammissione dell’Accademia al CIDIM (Centro Italiano di Iniziativa Musicale). Un riconoscimento molto importante che consentirà all’Accademia di crescere e relazionarsi con realtà provenienti da ogni angolo dello stivale; la giusta ricompensa per una realtà, quella dell’accademia che è attivamente impegnata sul territorio, con impegno, preparazione e dedizione.

Dopo le parole del Direttore artistico c’è stato un magistrale intervento sulle origini e gli sviluppi del canto beneventano condotto da Don Mario Iadanza.

Sulle origini del canto beneventano, eredità dal valore inestimabile del periodo longobardo, Iadanza ha spiegato:  “nasce come sintesi di una antica cultura musicale locale risalente al VI secolo che poi, nel corso del tempo, si sarebbe innestato con le notazioni musicali longobarde.”  Infatti, il prototipo del noto canto beneventano risiede in un canto liturgico sviluppatosi nel VI secolo. Con l’arrivo dei longobardi, e sopratutto con la loro conversione al cattolicesimo, il canto liturgico si è arricchito dell’influenza artistica tipicamente longobarda ed ha dato vita, tra VII e VIII secolo, alla fioritura di quello che sarebbe stato riconosciuto come “canto beneventano”. Tuttavia, a partire dal IX secolo, il canto beneventano è entrato in una fase di lento declino che tra X e XI secolo ha condotto il canto in bassa fortuna.

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“Paradossalmente è proprio durante la fase di declino che il canto beneventano inizia a fare la sua fortuna. Infatti è solo a partire dall’ XII secolo che anonimi scribi iniziano ad annotare il canto, a scriverlo arricchendolo con partiture e quindi preservarne la memoria e farlo giungere sino ai nostri giorni” ha spiegato Don Mario Iadanza.

Ancora oggi, le principali fonti che si possiedono sul canto beneventano sono conservate presso la città di Benevento, nel Museo Diocesano di Benevento e al Museo del Sannio.

Subito dopo il prezioso appunto storico di Don Mario Iadanza, la serata è entrata nel merito del tema “Tanguetudine e Follia” e dalle parole si è passati alla musica con il concerto del Quartetto Cimarosa. Un concerto che è stato un viaggio mentale e sentimentale nelle terre della passione. Folto e di spessore il repertorio eseguito dal Quartetto che ha deliziato il pubblico con musiche di Rossini, Rimsi-Korsakov, Piazzolla e Bolling.

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Al termine della performance un lungo applauso, trasformatosi poi in una standing ovation, ha reso omaggio al Quartetto Cimarosa composto da Silvano Fusco (violoncello), Massimo Severino (pianoforte), Carmine Laino (Contrabbasso) e Dimitri Severino (Batteria).

Dunque, una serata da incorniciare per l’Accademia di Santa Sofia che tornerà con “Santa Sofia in Santa Sofia” il prossimo  19 maggio e fino al 21 maggio con gli incontri curati da Marcello Rotili su “Le architetture di Santa Sofia e di Bach”.