“La sveglia delle coscienze”



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Ieri a Benevento al Teatro Massimo la seconda edizione di “Dipende da te 2.0” , incontro con i giovani per la legalità con Don Luigi Ciotti, Libera e Tina Montinaro, Associazione Quarto Savona 15

A Benevento si è svolta la seconda edizione del “Dipende da te 2.0” , incontro sulla legalità volto a favorire la formazione delle coscienze critiche soprattutto nelle nuove generazioni, voluto dal gruppo spontaneo “La rivoluzione gentile”.

don Ciotti e TINA MONTINAROOspiti della manifestazione quest’anno sono stati Don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione contro le mafie “Libera” e Tina Martinez Montinaro, moglie di Antonio Montinaro, capo della scorta di Giovanni Falcone, il magistrato antimafia ucciso nell’attentato di Capaci del 23 maggio del 1992 sulla A29 mentre tornava a Palermo con la compagna Francesca Morvillo, nel corteo di scorta davanti la croma bianca guidata dal magistrato, la croma del Quarto Savona 15 il gruppo di scorta di Giovanni Falcone, la prima auto ad essere investita più pesantemente dalla detonazione dei 400 kg di tritolo posti sotto il manto stradale dai mafiosi e che il pentito Brusca ha svelato di aver innescato con un comando a distanza. All’interno di quell’auto, tre giovanissimi poliziotti, servitori fedeli dello Stato, il volto limpido della lotta alla criminalità anche a costo della propria vita, parliamo di: Antonio Montinaro 29 anni, Vito Schifani 27 anni e Rocco Di Cillo 29 anni, uomini immolatisi per combattere il cancro della mafia, umili servitori della legalità, uomini, mariti, padri di famiglia.

Le parole di Tina Montinaro rivolte ai giovani presenti in sala sono state:“Mio marito è morto perché aveva fatto una scelta di vita e aveva scelto di servire il giusto. Aveva 29 anni e i nostri figli erano piccolissimi.
Sono rimasta a Palermo, nonostante io sia napoletana, perché ho avvertito subito la necessità di condividere il dolore e perché mio marito e le vittime della mafia non sono solo un fatto privato, ma appartengono all’Italia.
Grazie a Don Luigi Ciotti noi, vittime di mafia, siamo riusciti a stare uniti e a partecipare a tutti il nostro dolore che è anche dolore collettivo”. La signora Montinaro ha poi espresso una richiesta specifica: “Chiedo alla vostra amministrazione di fare in modo che Benevento diventi presidio di legalità dove io con la mia associazione Quarto Savona 15 ( nome in codice della scorta di Giovanni Falcone) possa incontrare i giovani del territorio e condividere il loro percorso di crescita nella legalità”

Poi la parola è passata al fondatore di Libera, Don Luigi Ciotti che ha anche ricordato le vittime Delcogliano e Iermano, uccisi in un agguato dalle brigate rosse il 27 aprile 1982 a Napoli, ha detto:“Appena giunto in città – ha così esordito – sono andato a visitare i luoghi che avete intitolato a Delcogliano e Iermano, vittime della violenza e vostro concittadini.
Ne ho sentito l’esigenza e la responsabilità perché vorrei che le parole non rimangano vuote, ma si facciano mezzo di azioni. Non si può parlare di mafia se non si guarda negli occhi delle vittime, negli occhi di chi sopravvive ai lutti. Nessuno può essere solo, tutti siamo chiamati a prenderci la propria parte di responsabilità per un reale cambiamento, se davvero si vuole portare una rivoluzione che abbatta le violenze delle mafie. Non c’è memoria senza impegno, la democrazia ci ha regalato giustizia e dignità, ma non può esserci legalità senza responsabilità , tutti dobbiamo sentirci responsabili. Il cambiamento è possibile e può avvenire solo attraverso la Cultura capace di dare la sveglia alle coscienze”.

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