I Trementisti in concerto a Torrecuso

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I Trementisti saranno in concerto ai Mercatini della tenuta ‘La Fortezza’ a Torrecuso la sera di domani 6 gennaio per chiudere le vacanze natalizie

I Trementisti nello splendido scenario della Tenuta La Fortezza a Torrecuso, si chiude il sipario su ‘I Dialoghi della Fortezza’ e i Mercatini di Natale. Una manifestazione giunta alla quarta edizione che punta ogni anno ad essere un momento di apertura e coinvolgimento di tutto il territorio. Il programma è iniziato lo scorso 8 dicembre con serate di dibattiti, visite guidate, degustazioni e naturalmente la visita ai mercatini. Il giorno dell’Epifania si possono visitare i mercatini dalle ore 10 fino alla mezzanotte; nel pomeriggio (intorno alle ore 17,30) arriverà la Befana per tutti i bambini e poi alle ore 20,00 si chiude con il concerto di musica popolare de ‘I Trementisti’ che riempiranno come sempre la tenuta.

Il mitico gruppo vitulanese, che farà il tutto esaurito, proporrà il nuovo lavoro discografico: “LIVE” che riprende stralci delle loro varie performance che hanno infiammato, negli ultimi due anni, le piazze del Sud Italia in occasione di feste patronali, sagre e festival. La copertina del disco, non a caso, riprende il gruppo in azione e sullo sfondo la tipica luminaria simbolo della festa del Sud.

Il disco, infatti, riprende tutti i brani “forti” del repertorio dei Trementisti con le relative presentazioni e giochi umoristici con il pubblico, esattamente come accade negli spettacoli dal vivo. E’ da qualche anno, infatti che i Trementisti, oltre ad essere concentrati ad offrire al proprio pubblico momenti di puro intrattenimento, sulla base dei canti e delle danze del sud Italia, si propongono di lanciare temi che occorrano a riaccendere l’orgoglio di appartenere ad una comunità come quella dell’Italia Meridionale, un’area della nazione da sempre additata come l’area “depressa” d’Europa. In una epica presentazione di “Brigante se More” di Eugenio Bennato, una volta di più, il leader del gruppo, Fabrizio Cusani, ricorda le condizioni floride in cui vivevano le genti del sud Italia prima del 1861. A descrivere come a pagare il maggior prezzo dell’unità d’Italia furono anche le popolazioni civili Sannite di Casalduni e Pontelandolfo, ci pensa un altro brano originale dei Trementisti citato anche nel libro “Giù al Sud” di Pino Aprile, “Tu nunn’o saje”.

Il disco, come negli spettacoli dal vivo propone rapide presentazioni dei brani e un turbinoso incedere di intrecci musicali. Si parte innanzitutto dall’enfasi che il gruppo pone sul grande potere liberatorio e comunicativo della Tarantella, della Taranta, o Pizzica, come viene chiamata in Salento. Attraverso la tarantella si parla di storie tipicamente Sannite, come quella de “U Pastore” o di “Matteo Strumento” e attraverso una inedita pizzica dei Trementisti, a chiusura di disco, si finisce anche per parlare in maniera ironica e divertentissima del tema dell’attuale crisi economica. Altro brano originale della band sannita è “Strazzammello”: il testo originale di Fabrizio Cusani qui viene a trattare il tema del “nero del lutto”. Dopo centinaia di anni, nel giro di pochi lustri, le vecchine vestite di nero nei nostri paesi sono totalmente scomparse. “Ricordo che quando ero bambino” – descrive Fabrizio Cusani- “le donne, in età matura, nei nostri paesi, erano in buona parte “contrassegnate” dall’abito nero, cosa che adesso non si riscontra piu’… e solo nel giro di pochissimi anni”. Il tema meritava di essere trattato in musica e la storia che viene fuori da “Strazzammello” è quella di una donna del sud Italia (una tarantata Salentina, o una Strega Sannita se vogliamo) che desidera fortemente “na vesta gialla coi fiori blu”, ossia, il suo riscatto dalla convenzione sociale che la intrappola, in una vita, dedita solo al ricordo dei cari defunti, senza un presente e senza neanche un futuro…anche sentimentale. In “Strazzammello” la protagonista invoca: “scioglim’e capill e strazzammello”! Vittime della terra dei fuochi, non manca nel disco un riferimento al Sannio come unico e possibile luogo della sana e buona agricoltura in Campania. Attraverso il brano tradizionale, tutto sannita, “Canto della Mietitura”, si esalta la bellezza delle nostre campagne e delle nostre pratiche agricole secolari e si descrive, infine, il campo di lavoro come il luogo dell’incontro e dello scambio, anche canoro, tra i lavoratori. Sempre sotto forma di Tammorriata nel brano “O Vesuvio” si descrive la condizione dei campani a coabitare con la presenza maestosa e ingombrante del gigante che domina il golfo di Napoli, un gigante dormiente che chiamarlo monte per i Partenopei e quasi una bestemmia. Sicuramente la sua presenza, il fatto che possa risvegliarsi da un momento all’altro, ha contribuito ad accentuare un certo fatalismo nelle genti campane, ha innescato certamente il tipico “vivere alla giornata” e ha contribuito anche alla nostra capacità, mista a incoscienza, di saper convivere con le difficoltà. Nel disco poi non si tace sul tema dell’immigrazione con due brani di assoluta bellezza, “Un Futuro a Sud” di Mario Salvi e “Che il Mediterraneo sia” di Eugenio Bennato.